sabato 3 dicembre 2011

Puglia

LE bellezze d'Italia sul Web





La Puglia si affaccia a est sul mar Adriatico, a sud sul mar Ionio e confina con il Molise a nord, la Basilicata e la Campania a ovest. Comprende le province di BariBrindisiFoggiaLecce e Taranto. Capoluogo della Regione è Bari.
La romana Apulia, deriva il suo nome dalla popolazione degli apuli, giunti forse dall'altra sponda dell'Adriatico. La parola "Puglia" scomparve poi nell'uso amministrativo; dopo l'unità d'Italia la regione venne chiamata "Puglie" e solo nel censimento del 1921 venne ufficialmente adottata la forma al singolare.
La Puglia forma una specie di stretto rettangolo, allungato da nord-ovest a sud-est per circa 350 km., che si protende tra il canale di Otranto (Adriatico) e il golfo di Taranto (Ionio) con la penisola del Salento. Più della metà del territorio è pianeggiante, il resto è quasi prevalentemente collinare. Nella sua sezione settentrionale un'ampia superficie, la più vasta pianura d'Italia dopo la Pianura Padana, è denominata il Tavoliere delle Puglie.
Gli Appennini, che nella loro sezione meridionale si inarcano verso il mar Tirreno, non interessano la Puglia, se non marginalmente: una breve dorsale secondaria, i monti della Daunia, culmina nel monte Cornacchia(1152 m.), al confine con la Campania. Per il resto la Puglia è la sola regione dell'Italia peninsulare che non comprende alcun gruppo del sistema appenninico. Se si escludono i monti della Daunia, l'unico rilievo pugliese che supera i 1000 m. è il monte Calvo (1055 m.), nel Gargano, che in origine era un'isola unita poi alla terraferma.
Quasi tutta la regione è costituita da rocce calcaree dove sono evidenti i fenomeni del carsismo, sia di superficie sia di profondità. Il luogo più spettacolare del carsismo pugliese è rappresentato dalle grotte di Castellana, nelle Murge di Bari, esplorate solo a partire dal 1938 e che sono le più grandiose d'Italia (tra i vari ambienti, si ricordano la grotta Nera, il cavernone dei Monumenti, la caverna del Precipizio, la grotta Bianca ecc.).
La Puglia ha uno sviluppo costiero di 800 km. e con una morfologia molto varia. Il tratto che circonda il Gargano è quasi ovunque alto e roccioso, ma presenta anche un'area pianeggiante in corrispondenza dei laghi costieri di Varano e di Lesina, che un tempo comunicavano con il mare, da cui oggi sono separati da cordoni dunosi. Il Gargano, che chiude a nord il golfo di Manfredonia, è l'unica rientranza di rilievo della costa adriatica pugliese, che è morfologicamente varia, in ampi tratti bassa e sabbiosa, e in altri movimentata da minute insenature. Nel Salento le pur modeste alture si spingono sino al litorale, dove il capo di Santa Maria di Leuca delimita a sud-est la penisola italiana. Sullo Ionio si apre il golfo di Taranto, che alterna anch'esso coste alte e dirupate ad altre basse e sabbiose.
Non esistono fiumi di una certa rilevanza che siano interamente pugliesi. A nord il Fortore (88 km.) e più a sud l'Ofanto (134 km.) nascono dall'Appennino campano e interessano la Puglia solo nel tratto inferiore. Fortissima è l'irregolarità delle loro portate; a piene invernali che possono provocare esondazioni e persino improvvisi cambiamenti di percorso, si contrappongono magre estive tali che i corsi d'acqua non raggiungono nemmeno la foce. Del tutto inadeguato alle attuali richieste idriche è ormai l'acquedotto Pugliese, che attinge le acque principalmente dal fiume Sele, in Campania.
La protezione dell'ambiente è ancora carente; vi sono zone di grande interesse paesaggistico, come il Gargano, che è stato da tempo raggiunto da un intenso turismo e in cui soprattutto la fascia costiera, ormai densa di edificazioni, andrebbe maggiormente tutelata.
Tra le poche riserve, la più vasta e famosa è la Foresta Umbra, cioè "ombrosa", nell'ambiente più alto e piovoso del Gargano, dalla fitta e lussureggiante vegetazione, formata in prevalenza da faggi ma ricca anche di altre specie, come i tassi e i lecci. Si ricordano, al di fuori dell'area del Gargano, dove sono in parte protette le dune del lago di Varano, la riserva dell'ambiente salmastro di Margherita di Savoia, all'estremità meridionale del golfo di Manfredonia e il bosco di Tricase, nel Salento, con un bel querceto.
Se si eccettua il Gargano si hanno esigui lembi di bosco, anche ad alto fusto, solo sui monti della Daunia, oltre che alcune pinete litoranee e qualche bosco di quercia. Altrettanto povera è la fauna naturale, che trova i suoi rifugi per lo più nella Foresta Umbra. Vi si trovano ancora caprioli, gatti selvatici e volpi.
Frumento nel Tavoliere, olivi nelle colline delle Murge e del Salento,vigneti nell'entroterra di Bari, la cosiddetta Terra di Bari, e nello stesso Tavoliere.
Le potenzialità della Puglia però sono elevate in vari settori: ad esempio il turismo, soprattutto quello balneare, può costituire una notevole fonte di ricchezza. Anche il turismo d'arte, di cui la regione è invece assai ricca, soprattutto per l'architettura romanica e barocca non ha ancora trovato modo di affermarsi pienamente e comunque resta estraneo ai grandi flussi internazionali. Le località più note sono, per il turismo estivo e balneare, le isole Tremiti e i centri del Gargano   (Peschici, Pugnochiuso, Mattinata, Rodi Garganico, Vieste). Frequentati centri di pellegrinaggio sono Monte Sant'Angelo e San Giovanni Rotondo. Altri richiami turistici sono rappresentati dalle località di interesse naturalistico, come le grotte di Castellana, dai centri storici e monumentali (Ostuni, Monopoli, Trani, i nuclei storici di Lecce, Taranto ecc.) e dalle Murge, le zone dei "trulli", le antiche abitazioni di pietra, con la copertura a forma di cono: i trulli meglio conservati sono quelli diAlberobello, in provincia di Bari.
La Puglia è, tra le regioni d'Italia, una delle più ricche di reperti preistorici, tra i quali assumono un valore preminente i dolmen e imenhir diffusi soprattutto nella Capitanata, nel Tavoliere e nella Terra di Bari. Verso la fine del II millennio a.C. si consolidarono i gruppi etnici dominanti nell'era protostorica, i quali formarono le stirpi dei dauni, dei peucezi e dei messapi. Come per gran parte dell'Italia meridionale le forme più evolute di governo e di insediamento derivarono dalla colonizzazione ellenica che raggiunse il culmine nel IV secolo a.C., periodo in cui si affacciarono in Puglia le milizie dei romani.
Alla definitiva conquista romana la Puglia giunse dopo diverse campagne belliche, scandite da episodi di tono epico, quali la presa di Taranto (272 a.C.) e la conquista di Brindisi (244 d.C.). Nei secoli di massima espansione dell'impero, la Puglia conseguì una notevole ricchezza economica, occupando posizioni di primato nella produzione del grano e dell'olio e divenendo tramite degli scambi tra Roma e l'Oriente. Alla caduta dell'impero romano d'Occidente, si alternarono sul territorio pugliese bizantini, longobardi e arabi, prima che Bisanzio riuscisse definitivamente ad attrarre la regione nella propria sfera di influenza (IX-XI secolo). Bari divenne capoluogo di un dominio esteso sino alla Lucania e sottoposto all'autorità di un catapano (governatore bizantino). Attecchirono allora la cultura e la religiosità orientali, che lasciarono tracce durevoli nella religiosità, nel culto e nell'architettura locali.
Dapprima sotto i normanni e poi sotto gli svevi, esponenti della casata degli Hohenstaufen, la Puglia conseguì un sostanziale progresso materiale e civile, che toccò l'apice con Federico II, a cui si deve una serie di edifici laici e religiosi, alcuni di alto valore artistico. Dal 1264 al 1435 la Puglia fu sotto la dominazione angioina, all'interno del Regno di Napoli, a cui subentrarono gli spagnoli: in queste fasi si incardinò nel suolo e nei legami sociali un potere diffuso che mise profonde radici, quello dei baroni, feudatari forniti di latifondi e di prerogative giurisdizionali pressoché illimitate che ne facevano una sorta di signori assoluti.
Fu con l'arrivo dei Borbone, la dinastia spagnola insediata nel Regno di Napoli dal 1738, che, grazie a una politica di riforme illuminate, giunsero i primi apporti di statualità nel territorio pugliese e attivarono energie imprenditoriali nuove. Nel periodo della dominazione francese (1806-1815), sotto il viceregno di Gioacchino Murat, la modernizzazione della Puglia fu incoraggiata dall'abolizione del feudalesimo e dalle riforme giudiziarie, non cancellate neppure dalla successiva restaurazione dei Borbone (1815).
Massoni e carbonari pugliesi animarono il moto liberale del 1820-21, premessa per la diffusione del pensiero mazziniano, che diede vita a un intenso movimento patriottico. Unita al Regno d'Italia nel 1860, la Puglia fu organizzata nelle province di Bari, Lecce, Foggia, corrispondenti alle antiche divisioni storiche; a queste si aggiunsero più tardi le province di Brindisi e Taranto. Nelle campagne la crisi del latifondo portò alla formazione di proprietà di media grandezza, accanto al permanere delle antiche masserie, tipiche aziende pugliesi nelle quali era spiccata la propensione produttiva verso i mercati extraregionali. Le bonifiche del periodo fascista e la riforma agraria del dopoguerra contribuirono a rinnovare il volto economico della regione, divenuta meta di forti correnti turistiche soprattutto a partire dagli anni Ottanta.

Meraviglia Galleria Umberto I, tra le bellezze d'Italia per i giovani

Il monumento napoletano inserito in un itinerario
di eccellenza dopo la selezione tra 1000 posti del Paese

NAPOLI - La Galleria Umberto I di Napoli è tra le meraviglie italiane scelte dal «Forum nazionale dei Giovani». La struttura che sorge nel cuore della città ha ricevuto il bollino di «Meraviglia italiana», dopo essere stata inserita all’interno di un itinerario di eccellenza sviluppato attraverso la selezione di mille meraviglie italiane, segnalate dalle giovani generazioni, scelte da un apposita giuria ed individuabili tra siti paesaggistici, culturali, storici e manifestazioni della tradizione culturale.
Il progetto del «Forum nazionale dei Giovani»,sviluppato in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’ Unità d’Italia, ha come obiettivo favorire la riscoperta delle bellezze del Paese pubblicizzando l’Italia sia a livello nazionale che internazionale, favorendone l’accrescimento del già grande prestigio e l’implemento di uno sviluppo turistico.
La candidatura della Galleria Umberto I è stata inviata dall’associazione napoletana Nuovo Avvenire: «Abbiamo accolto con grande entusiasmo questo progetto del Forum Nazionale dei Giovani - ha dichiarato il Presidente dell’associazione Stefano Pisaniello - perché in un periodo di grande difficoltà per la nostra città come questo, ci ha permesso di mettere l’accento su di un punto che riteniamo fondamentale: il rilancio di Napoli non può che avvenire attraverso la valorizzazione massima dell’immenso patrimonio culturale, storico e paesaggistico che questa città possiede. Iniziative virtuose come questa del Forum dimostrano che le giovani generazioni possono farsi carico di questo riscatto. Come associazione locale abbiamo sponsorizzato la Galleria Umberto I all’interno di questo itinerario di eccellenza, oltre che per l’indiscutibile bellezza della struttura, per dar forza a questa visione che può rappresentare la strada maestra per il rilancio della città di Napoli».
La bella Italia
Arte e identita della citta capitali
Palazzo Pitti
11 ottobre 2011
12 febbraio 2012





"E pluribus unum" recita la sentenza in latino che sostiene e giustifica la costituzione degli Stati Uniti d'America. Qualcosa di analogo è accaduto in Italia nel 1861. Con la differenza che, qui da noi, le specificità storiche e culturali fra i diversi stati della Penisola erano ben più grandi di quanto non fossero fra le "nazioni" della nascente America. Che l'Italia fosse patria comune, unita dalla lingua, dalla religione, dall'eredità consegnataci da Roma antica, questo lo si è sempre saputo. Fino dai tempi di Dante Alighieri e di Francesco Petrarca. Su un tale comune e condiviso sentire si sono innestate le storie particolari delle singoli capitali preunitarie: Torino e Milano, Genova e Bologna, Firenze e Venezia, Napoli, Roma, Palermo. Ognuna di queste capitali è stata ed è in diverso modo rappresentativa dei differenti destini, delle particolari identità dei popoli d'Italia. Chiunque abbia anche solo sfogliato un manuale di storia o, meglio ancora, di storia dell'arte sa che le capitali degli stati preunitari hanno conosciuto vicende antiche e gloriose, ognuna segnata da specifici caratteri distintivi. Alla vigilia del 1861, le capitali d'Italia si erano date una loro auto-rappresentazione che teneva insieme vicende storiche, fenomeni letterari ed artistici, temperamenti dei popoli, destini, attese e speranze all'appuntamento dell'unità nazionale. La mostra, che avrà la sua prima sede a Torino alla Venaria Reale (19 marzo - 11 settembre 2011) e sarà poi a Firenze a Palazzo Pitti, darà immagine alle Italie che la Storia chiamò a diventare Italia. Il nostro è il Paese delle "differenze". Oggi, nel tempo della globalizzazione, ci accorgiamo che le "differenze" che i popoli d'Italia di sé stessi avevano (e per nostra grande fortuna ancora hanno) alla vigilia del fatale 1861. Almeno 350 opere d'arte provenienti dai musei d'Italia e del mondo racconteranno l'identità delle capitali italiane preunitarie. Ogni capitale sarà significata da opere d'arte, da documenti ed oggetti in certo senso identitari, in grado cioè di significare e di ricostruire il profilo storico e i termini delle auto-rappresentazioni. Per cui Torino è l'Armata, la Metallurgia, la Corte. Milano è Leonardo da Vinci, è la religiosità dei Borromeo, è l'Illuminismo, è il dialogo costante e fecondo con l'Europa. Venezia è la grande pittura di Tiziano e di Veronese, è il profumo d'Oriente, è il mito della città inimitabile. Firenze è la lingua e le arti con Donatello, con Botticelli, con Michelangelo. Bologna, la seconda città dello Stato Pontificio, è il prestigio della sua Università ed è l'ideale classico che da Raffaello arriva a Guido Reni. Roma è la gloria dell'Antichità Classica e della Religione; due elementi unificanti destinati a tenere insieme la nuova Italia. C'è poi Genova, capitale finanziaria nell'Europa della Controriforma e degli Assolutismi, la città che ha saputo trasformare il profitto bancario nei Rubens, nei Van Dyck, nei palazzi più belli della Cristianità. E infine ci sono le due capitali del Regno: Napoli e Palermo. C'è la Napoli degli Aragona e dei Borbone, di Caravaggio e di San Gennaro, dei Lazzari e di Masaniello; la Palermo di Federico Imperatore, del Feudo, dei Baroni riottosi, della autonomia continuamente affermata e continuamente contrastata. Per governare un progetto così vasto occorreva coinvolgere studiosi specialisti titolari di autorevolezza insieme accademica e istituzionale. Per il coordinamento generale di Antonio Paolucci i settori dedicati alla immagine storica ed artistica delle capitali preunitarie sono stati affidati ad Enrica Spantigati per Torino, a Pietro Marani per Milano, a Piero Maria Boccardo per Genova, a Giandomenico Romanelli per Venezia, ad Andrea Emiliani per Bologna, a Cristina Acidini e Maria Sframeli per Firenze, ad Antonio Paolucci per Roma, a Pierluigi De Castris per Napoli, a Vincenzo Abbate per Palermo. Qual'era l'identità culturale delle capitali d'Italia all'anno 1861, come i cittadini di Milano o di Napoli, di Firenze o di Palermo vedevano sé stessi e come gli artisti li hanno nei secoli rappresentati. Questo è l'obiettivo della mostra. Le "differenze", rimanendo tali, si sono risolte in Unità. È questo il "miracolo" italiano che il 1861 ha inaugurato. Di questo parlerà la mostra che celebra i primi centocinquanta anni dalla unificazione del Paese.

Antonio Paolucci
Presidente del comitato scientifico della mostra